Quel giorno i bimbi persero l’innocenza
Undici anni. Seveso a quindici chilometri da casa. Oggi sembrano pochi, allora erano un mondo intero. La Brianza degli anni Settanta era fatta di cortili, biciclette, estati infinite e della convinzione, tutta infantile, che il male abitasse sempre un po’ più in là, oltre l’orizzonte.
Poi arrivò il 10 luglio 1976. Arrivarono parole sconosciute: diossina, contaminazione, evacuazione. E arrivò un gesto che molti bambini di questa terra potrebbero riconoscere come proprio: alzare gli occhi al cielo nei giorni successivi, quasi aspettandosi di vedere quella nube avanzare lentamente. Perché a undici anni il pericolo deve pur avere un volto, un colore, una forma. Nessuno può immaginare che la minaccia più grande sia proprio quella invisibile. Forse è questa l’eredità più profonda di Seveso. Aver insegnato che esistono veleni che non fanno rumore, che non hanno odore, che non si vedono. E che proprio per questo fanno ancora più paura. Quel giorno finì anche........
