Così stanchi di credere alle solite promesse
Seicentoquaranta. Sulla prima pagina del nostro quotidiano, il contatore scandisce impietosamente i giorni che mancano alla conclusione del cantiere per la variante della Tremezzina. Anzi no, che mancavano. Perché ieri nientemeno che l’ad di Anas ha detto che serviranno altri tre anni, che si finirà ad aprile 2031. E, udite udite, sono arrivati pure gli applausi degli amministratori locali. Perché - avranno pensato parlamentari, presidenti, sindaci & C. - visto come è andata finora, se fosse rispettata questa nuova scadenza ci sarebbe da accendere un cero alla Vergine.
Tre anni. Pronunciati così sembrano quasi un dettaglio tecnico, una limatura del cronoprogramma. In realtà sono un macigno. Tre anni che si aggiungono a un’attesa già infinita, a una promessa continuamente rinviata, a un’opera che doveva rappresentare il riscatto della Tremezzina e che, invece, è diventata il simbolo nazionale dell’incapacità di rispettare tempi, impegni e parole.
Il punto, infatti, non è soltanto aprile 2031. Il punto è che anche il 10 aprile 2028 sembrava una data definitiva. Era scritta nero su bianco, accompagnata da rassicurazioni ufficiali, inserita........
