L’Italia che non cambia mai: il peso delle disuguaglianze blocca le riforme
Mentre nel nostro Paese si vive l’ultimo anno della legislatura, si può dire che il valore del periodo trascorso risieda in alcuni importanti elementi: 1) una maggioranza politica uscita vincitrice dalle elezioni; 2) aver governato con riconosciuta real politik sia nel controllo dei conti pubblici sia a livello internazionale; 3) aver raccolto il testimone del Pnrr lasciato dai due Governi precedenti di diverso orientamento politico. Tutto ciò ha dato finora all’Italia una stabilità complessiva anche di fronte a drammatiche crisi internazionali e soprattutto rispetto a un’Europa nella quale Regno Unito e Francia hanno sostituito i primi ministri al ritmo dell’Italia di un tempo, e la Germania è entrata in una situazione di stallo economico e di debolezza politica dopo più di un decennio di crescita e di stabilità. Non sembra poco, anzi è molto. Certo, le opposizioni, al di là del dissentire sulla linea politica, sostengono che questa stabilità, pur offrendo al governo un margine di azione raro nella storia politica italiana, poteva anche tradursi in cambiamenti più incisivi verso alcuni settori più sofferenti (tema coperture a parte). L’esecutivo la cui premier si appresta a settembre a superare il record di Berlusconi del........
