Friuli 1976, dal disastro una lezione d’amore
Orcolat, orcaccio, così i friuliani hanno chiamato il terremoto che 50 anni fa sconvolse le loro vite. Un nome che evoca atmosfere fatate, echi di storie raccontate al fuoco del focolare, il fogolâr furlan, appunto, che per i friuliani è molto più che il grande camino attorno a cui si riunivano le famiglie, si ricevevano gli ospiti, si condividevano i momenti più importanti. Il fogolâr non è solo uno spazio della casa, ma un concentrato di valori: di unità, di accoglienza, di calore domestico, di cura, di amore.Per cercare di comprendere il peso dell’eredità di quella tragedia di 50 anni fa bisogna partire proprio da quell’orcaccio spaventoso, che si risvegliò all’improvviso la sera del 6 maggio 1976, alle 21 in punto, quando gran parte delle famiglie si trovava in casa. Fu una scossa violentissima: 137 i paesi coinvolti, quasi tutti piccoli o piccolissimi, 45 furono rasi al suolo. Sotto le macerie rimasero quasi mille vittime, migliaia i feriti, 45mila gli sfollati.
La macchina dei........
