Caso Regeni, la geopolitica e la lezione dei genitori
Tre uomini dei servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati in primo grado a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e ucciso nel febbraio del 2016. Un quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato assolto. Per le torture e per l’omicidio non c’è invece una condanna. La giustizia italiana è riuscita dunque a stabilire chi, secondo i giudici, partecipò al rapimento. Non chi torturò e uccise Giulio, chi gli inflisse, per usare le parole della madre «tutto il male del mondo». È molto e, insieme, terribilmente poco.
Ma c’è un particolare che impedisce di liquidare questa sentenza come un bicchiere mezzo vuoto. Quel processo, per anni, sembrava destinato a non celebrarsi neppure. Gli imputati erano in contumacia, l’Egitto non aveva fornito quella collaborazione che avrebbe consentito di procedere normalmente.
Il punto politico è tutto qui.........
