Quelli che io Guccini lo conoscevo molto bene
Di solito succede così. Muore un personaggio importante, un personaggio chiave, un personaggio notevole, basti pensare a Franco Baresi e a Francesco Guccini giusto per citare i due casi più recenti, e come ovvio che sia tutta la macchina dell’informazione si concentra su questa notizia di oggettivo rilievo.
E quindi ecco il racconto del personaggio, il suo profilo, le sue gesta, le sue svolte, i momenti chiave della sua carriera e della sua parabola umana, i suoi amori, i suoi odi, i suoi retroscena, i suoi segreti. Ed è giusto così, perché più il personaggio è notevole, in alcuni casi davvero notevole, più è profondo il desiderio, anzi, la necessità delle persone, degli estimatori e dei fan di essere informati su tutti gli aspetti di quell’esistenza talmente speciale da aver segnato un’epoca e, in tanti casi, anche la singola vita di una persona.
E fino a qui, tutto bene. Però, visto che gli uomini sono davvero degli esseri incredibili che non finiscono mai di stupire nei loro cortocircuiti mentali, la morte di un personaggio notevole innesca praticamente sempre un meccanismo psicanalitico talmente perverso, talmente assurdo e talmente grottesco da rendere spesso e volentieri le cronache dedicate alla morte del notevole personaggio di cui sopra degli esercizi di stile incredibilmente comici. Una roba da avanspettacolo.
Bene, provate a farci caso. Non c’è articolo o commento o editoriale dedicato alla morte del notevole personaggio - al Baresi del caso, al Guccini........
