La morte di Spazzali e l’illusione di Mani Pulite
E Mani pulite? E Tangentopoli? E la Prima Repubblica? E la Seconda? E l’immondo regime dei partiti, della partitocrazia, del pentapartito, dei politici schifosi in quanto schifosa era la politica in sé, nella sua natura laida e immodificabile? E la rivoluzione dei puri, degli onesti, degli incorruttibili? Ogni tanto uno si guarda indietro e non li vede. E capisce quanto poco sia rimasto di tutti quegli anni fiammeggianti nei quali, poveri stupidi, ci si era illusi di cambiare il mondo, o l’Italia perlomeno, e di costruire il futuro. Ma il futuro è passato. E noi non ce ne siamo neppure accorti.
La morte di Giuliano Spazzali, alla quale i giornali hanno colpevolmente dedicato ben poco spazio e ancor minore attenzione, avvocato simbolo di quella stagione e in particolare del processo Enimont, che di Mani pulite ha rappresentato e rappresenta tuttora l’icona più catartica, allunga la fila dei fantasmi di quella rivoluzione (?) che ha modificato nel bene e nel male, soprattutto nel male, ripensandoci trent’anni dopo, la storia d’Italia. In quel processo, anzi, in quel maxi processo dedicato alla maxi tangente da 150 miliardi di lire distribuita dal gruppo Ferruzzi ai partiti, che Craxi aveva definito nel suo sfrontato interrogatorio in tribunale una “maxi balla”, Spazzali difendeva Sergio Cusani, affascinante e intrigante anello di collegamento tra l’azienda e la politica, che si era sempre rifiutato di collaborare con la Procura e si sarebbe poi fatto quattro anni di carcere.
E questa........
