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Il nuovo Direttore Responsabile e l’eterna commedia in redazione

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14.06.2026

L’insediamento di un nuovo Direttore Responsabile è uno spettacolo incredibile, uno spettacolo straordinario, uno spettacolo circense di gran vaglia, una delle poche, anzi, una delle pochissime esperienze che ogni essere umano dovrebbe sperimentare almeno una volta nella vita.

Occasione ghiotta, per tutti quegli ottimi colleghi di sperimentata capacità e perizia, per complimentarsi, a ogni cambio di Direttore Responsabile, in assoluta autonomia, indipendenza e trasparenza, anche perché avevano ormai raggiunto l’età per potersi permettere di dire sinceramente tutto quello che pensavano a chiunque, altroché, per la bontà di quella nomina che avrebbe finalmente rimosso la cappa di conformismo e piaggeria nei confronti dei poteri forti tipica di quel giornale così noto, ma anche così istituzionale, diciamoci la verità, per il coraggio di una scelta decisamente controcorrente capace di rompere vecchi schemi, disarcionare consolidate abitudini, spalancare finestre serrate a tripla mandata e cambiare così l’aria mefitica che si era respirata per tanti, troppi anni, per colpa di quell’inetto che avevano appena cacciato, naturalmente.

E certo, perché fino al giorno prima, quando non era stata ancora ufficializzata la nomina del nuovo Direttore Responsabile e quindi, contestualmente, la decadenza del vecchio Direttore Responsabile , il vecchio Direttore Responsabile era un genio, uno stratega, un visionario, un gigante del Novecento, un esploratore coraggioso e instancabile che nella sua lunga e onorata carriera aveva spinto i confini del giornalismo ben oltre le colonne d’Ercole dei confini tradizionalmente intesi, facendogli conoscere lande selvagge e sconosciute, assaporare ardite sollecitazioni, sperimentare nuovi linguaggi, decrittare le dinamiche più profonde di una società in così rapida e contraddittoria evoluzione, e poi che legame empatico con il territorio, che sottile acume di giudizio, che abile capacità relazionale sotto la coltre di burbero uomo senza mezze misure, e che torme e schiere e cerchi e ordini di angeli e arcangeli volteggiavano e svolazzavano e frullavano nei suoi pressi, sempre pronti a riverirlo, a ossequiarlo, a coccolarlo, ad accarezzarlo, a vezzeggiarlo, e che piroette, che salti mortali, che esibizione di giocoleria sopraffina durante la sacrale riunione delle undici del mattino, quella pianificatoria e operativa delle tre del pomeriggio e, soprattutto, quella strategica, scenografica e cinematografica delle sette della sera, durante la quale sarebbe stata partorita l’ennesima prima pagina........

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