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In ricordo di Sandro Mazzola

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06.10.2026

La scomparsa di Sandro Mazzola non rappresenta soltanto quella di un grandissimo talento calcistico, ma anche quella di un’intera epoca del calcio non solo italiano. Il talento era innato e indiscutibile, come poteva ben vedere chi nutrisse anche una distratta attenzione per questo sport. Dotato di movimenti rapidamente felini, scattante, ricco di una tecnica individuale senza pari e di una visione di gioco ampia e feconda, Mazzola ha dato lezioni di calcio a livello nazionale e internazionale. Non perché avesse l’ambizione di farlo, ma perché era in grado di mostrare sul campo di gioco cose prima mai viste e che sembravano quasi impensabili.

Due esempi per tutti. Semifinale di Coppa dei campioni a Budapest, sul campo del Vasas, dicembre 1966, quando ancora il calcio ungherese – erede di una nobile e grande tradizione – aveva in Europa voce in capitolo. Mazzolino – come molti lo apostrofavano – riceve da Suarez un pallone in contropiede e, involandosi nella metà campo ungherese, supera due difensori arrivando da solo davanti al portiere avversario. A questo punto le regole del gioco dicono che l’attaccante deve tirare in porta e infatti la voce sempre più roca del povero Nicolò Carosio, incaricato della telecronaca, gridava: “tira, tira!”. Niente da fare. Mazzola........

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