In ricordo di Sandro Mazzola
La scomparsa di Sandro Mazzola non rappresenta soltanto quella di un grandissimo talento calcistico, ma anche quella di un’intera epoca del calcio non solo italiano. Il talento era innato e indiscutibile, come poteva ben vedere chi nutrisse anche una distratta attenzione per questo sport. Dotato di movimenti rapidamente felini, scattante, ricco di una tecnica individuale senza pari e di una visione di gioco ampia e feconda, Mazzola ha dato lezioni di calcio a livello nazionale e internazionale. Non perché avesse l’ambizione di farlo, ma perché era in grado di mostrare sul campo di gioco cose prima mai viste e che sembravano quasi impensabili.
Due esempi per tutti. Semifinale di Coppa dei campioni a Budapest, sul campo del Vasas, dicembre 1966, quando ancora il calcio ungherese – erede di una nobile e grande tradizione – aveva in Europa voce in capitolo. Mazzolino – come molti lo apostrofavano – riceve da Suarez un pallone in contropiede e, involandosi nella metà campo ungherese, supera due difensori arrivando da solo davanti al portiere avversario. A questo punto le regole del gioco dicono che l’attaccante deve tirare in porta e infatti la voce sempre più roca del povero Nicolò Carosio, incaricato della telecronaca, gridava: “tira, tira!”. Niente da fare. Mazzola........
