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Magistratura, razza superiore

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03.03.2026

Chi esercita la professione di Avvocato è costretto, in qualche modo, in ogni singolo processo a rapportarsi con i Magistrati. Procuratori della Repubblica e Giudici, nelle varie funzioni, che siano. Da parte mia, sin da subito, ovvero da quando ero alle prime esperienze difensive, ed ancor più dopo tantissimi anni di attività forense, mi sono reso conto che, a qualunque livello, non è dato di competere con Essi.

Perché seppure, alla fine, nella sostanza, non lo siano, i più si sentono persone superiori. Sono pochi quelli che si pongono su un piano paritario con coloro che, per istituzione, sono impegnati ad assistere le parti interessate, coinvolte nei processi. Ovvero gli Avvocati. Vale poco che Loro, come noi, abbiano intrapreso gli stessi studi di Giurisprudenza. Che vi possa essere una cultura di pari livello; una preparazione tecnica, sulle norme, comparabile. Un posizionamento sociale non difforme.

Le differenze ci sono. Se non altro per la ragione che ai Magistrati è data in mano la sorte dei cittadini. Nel senso che regolano i diritti, nessuno escluso e, soprattutto, hanno potestà assoluta sulle libertà. Quindi hanno responsabilità di tutto ciò e, probabilmente, si sentono investiti di un compito che fa sentir loro non come gli altri ma superiori.

Allora c’è da domandarsi: è normale, è giusto che solo per aver superato un certo esame, assolutamente nozionistico, sul quale non è escluso che incidano fattori particolari, si dismetta l’appartenenza alla specie umana, per assurgere in una sorta di sfera divina? Eppure è così.

Per chi non è forte, consapevole, dotato di una particolare autostima, è facile precipitare in un complesso di........

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