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Scafato: alcol e giovani emergenza sottovalutata (Video)

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08.04.2026

L’intervista di questa settimana per Medicina a Km 0 sul rapporto tra alcol e i giovani e giovanissimi, è un viaggio tra dati, rischi e proposte di prevenzione, con il contributo del consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il professor Emanuele Scafato.Negli ultimi anni il rapporto tra giovani e alcol è cambiato profondamente. Se da un lato cresce la consapevolezza dei rischi, dall’altro si diffondono nuove modalità di consumo, spesso più pericolose e legate a dinamiche globali, sociali e culturali. Ma quanto è davvero grave la situazione?Per capire meglio il fenomeno, abbiamo video intervistato il professor Emanuele Scafato, specialista in gastroenterologia ed epatologia; tra i massimi esperti italiani di alcologia e salute pubblica; consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità proprio sui temi dell'alcol e delle strategie di prevenzione; Advisory Board SIA, Società Italiana di Alcologia.Il consumo di alcol tra i giovani è spesso percepito come parte integrante della socialità. Tuttavia, dietro questa apparente normalità si nascondono comportamenti a rischio, come il binge drinking e l’assunzione precoce.Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il consumo di alcol tra i giovani rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale.In alcuni Paesi sono state adottate politiche più restrittive, mentre in altri il problema è aggravato da fattori culturali e sociali.L’alcol ha effetti particolarmente dannosi sul cervello in fase di sviluppo. Nei giovani, può compromettere memoria, capacità decisionali e aumentare la vulnerabilità a dipendenze future.Le modalità di consumo stanno cambiando: i social media influenzano comportamenti e percezioni, spesso normalizzando o addirittura incentivando il consumo eccessivo.Famiglia, scuola e istituzioni giocano un ruolo fondamentale, ma il linguaggio della prevenzione deve evolversi per essere efficace.Le strategie di contrasto includono regolamentazione, educazione e sensibilizzazione. Ma sono sufficienti?“Non ancora. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono chiare: bisogna limitare l’accesso all’alcol, regolamentare meglio la pubblicità e rafforzare l’educazione. In Italia le norme esistono, ma spesso non vengono applicate in modo efficace. Il vero nodo resta anche culturale: l’alcol è ancora troppo normalizzato.Servono politiche più coerenti e continuative, non per proibire, ma per proteggere i più giovani”.Il rapporto tra giovani e alcol è complesso e in continua evoluzione. Come sottolinea il professor Emanuele Scafato, serve un approccio integrato che coinvolga istituzioni, famiglie e giovani stessi.La sfida non è solo ridurre i consumi, ma cambiare la cultura che li circonda. 

Aggiornato il 08 aprile 2026 alle ore 18:10


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