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Il suono del caffè

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04.03.2026

C’è un momento al mattino in cui il mondo sembra sospeso. La città sbadiglia, le finestre si aprono piano e dalla cucina arriva un suono lieve: il borbottio del caffè. È un rito antico, domestico, quasi musicale. Il caffè non è soltanto una bevanda, è atteso, è incontro, è pensiero che si sveglia.  Il caffè nasce così, come una composizione in miniatura: ha un’introduzione, un crescendo, una pausa. E non è un caso che la musica, nei secoli, abbia incontrato questo rito quotidiano trasformandolo in teatro, in ironia, in malinconia.

Siamo a Lipsia, intorno al 1734. La città è vivace, colta, curiosa. Le caffetterie non sono semplici luoghi dove bere: sono salotti pubblici, centri di discussione, piccoli teatri della borghesia nascente. Nel celebre Café Zimmermann si tengono concerti del Collegium Musicum. A dirigere, spesso, è Johann Sebastian Bach. Ed è proprio qui che nasce la Schweigt stille, plaudert nicht BWV 211 , la famosa Cantata del caffè.

Non è una cantata sacra, ma profana, quasi una scena buffa. Il testo, scritto da Picander, racconta un conflitto domestico: il padre Schlendrian rimprovera la figlia Lieschen per la sua passione smodata per il caffè. Lui minaccia di toglierle vestiti, passeggiate, persino il matrimonio; lei, con civetteria, risponde che rinuncerebbe a tutto… tranne che........

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