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Una lezione sempre attuale: il prezzo non obbedisce ai decreti

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07.10.2026

Un editoriale del Washington Post torna sui controlli dei prezzi e, dalla benzina agli affitti, conferma una lezione formulata molti decenni fa da Ludwig von Mises: il potere può imporre un prezzo, ma non può imporre le condizioni economiche che lo rendono possibile.

C’è qualcosa di istruttivo nell’editoriale pubblicato nei giorni scorsi dal Washington Post. Ricorda che le leggi dell’economia non cambiano al mutare delle mode politiche. Si può chiamare “protezione”, “giustizia” o “accessibilità” ciò che un tempo si chiamava semplicemente calmiere. Ma se il prezzo viene fissato sotto quello che domanda e offerta avrebbero determinato, il problema non scompare. Cambia forma.

Il quadro proposto dal quotidiano statunitense attraversa mercati e continenti. In Kirghizistan, ad esempio, il tetto al prezzo del carburante è stato seguito da carenze ed è stato revocato. In Bangladesh, invece, dopo file interminabili, l’aumento consentito dei prezzi ha ridotto le code. In Francia, a sua volta, il limite volontario praticato da TotalEnergies ha concentrato la domanda sulle stazioni più convenienti, molte delle quali hanno esaurito alcune forniture.

La politica tende a vedere il prezzo come un ostacolo. Mises, come gli altri esponenti della Scuola austriaca di economia, lo considerava per ciò che è: un segnale. Non un capriccio del venditore o un’imposizione del proprietario, bensì il risultato provvisorio di valutazioni individuali, disponibilità, costi e aspettative. Spezzare quel segnale non........

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