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Lo Stato del sospetto

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04.02.2026

Quando il potere anticipa la coercizione, l’ordine cede il passo all’arbitrio e si trasforma la libertà in una concessione revocabile.

La riapertura del dossier sicurezza da parte del governo guidato da Giorgia Meloni, con il ritorno in scena del fermo preventivo, segna un passaggio che va ben oltre l’attualità politica. Non siamo di fronte a un semplice irrigidimento normativo: ciò che si prospetta è una modifica profonda del rapporto tra individuo e potere pubblico. Il trattenimento di persone “sospette” prima che abbiano commesso un reato non rafforza l’ordine giuridico: lo rovescia.

Il fermo preventivo introduce infatti un principio estraneo allo Stato di diritto: la privazione della libertà personale fondata non su un fatto accertato, ma su una valutazione anticipata di pericolosità. In pratica, non conta più ciò che l’individuo ha fatto, rileva piuttosto ciò che potrebbe fare. In questo slittamento concettuale si consuma una mutazione silenziosa: la responsabilità individuale cede il passo alla presunzione, il diritto penale dei fatti diventa diritto penale dell’intenzione.

Chi difende queste misure invoca la necessità di prevenire disordini, soprattutto in occasione di manifestazioni pubbliche. È una giustificazione antica. Ogni epoca ha avuto le sue emergenze, e ogni emergenza ha prodotto strumenti straordinari destinati a diventare ordinari. Il riferimento all’ordine pubblico non è una novità, è un copione già visto.

La storia offre precedenti istruttivi. Nell’Inghilterra del XVIII secolo, i general warrants consentivano arresti e perquisizioni senza indicazione precisa dei soggetti, in nome........

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