La scuola non diventi il ministero dell’anima
Dall’istruzione alla gestione dell’anima: il rischio di uno Stato etico che, con il pretesto del benessere, trasforma la vulnerabilità dei figli in una procedura burocratica.
La notizia sembra, a prima vista, inattaccabile. Parte AscoltaMI, il servizio di supporto psicologico agli studenti promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. Ne potranno usufruire gli alunni dell’ultimo anno delle medie e del primo biennio delle superiori. I genitori presenteranno domanda tramite la piattaforma Unica; ottenuto il voucher, sceglieranno uno psicologo; gli incontri si svolgeranno online, individualmente, per cinque sedute.
Tutto appare ordinato, moderno, premuroso. La parola d’ordine è “ascolto”. Il lessico è quello della prevenzione, del benessere, della fragilità, del diritto allo studio.
Invero, nessuno può negare che molti ragazzi vivano difficoltà reali, né si può liquidare il disagio adolescenziale come un’invenzione. Ma proprio perché il tema è serio, occorre evitare la risposta più comoda e più pericolosa: trasformare i bisogni umani in servizi pubblici, le fragilità in procedure, i problemi educativi in nuove competenze ministeriali.
Il punto non è stabilire se uno psicologo possa essere utile. Può esserlo, e spesso lo è. Il punto è piuttosto capire chi debba orientare, scegliere e accompagnare. La famiglia o lo Stato? Il rapporto fiduciario personale o la piattaforma ministeriale? La libera decisione dei genitori o un circuito nazionale di voucher, requisiti, accreditamenti e videoconferenze? In questa differenza si gioca una questione molto più ampia del singolo........
