La lezione ignorata della cedolare secca
La riduzione del gettito dalla tassa piatta sugli affitti non è un fallimento, è invece il segnale di un sistema fiscale che continua a ostacolare il mercato
Nel 2025 il gettito della cedolare secca sugli affitti – la tassa piatta al 21 per cento e al 10 per cento – è sceso del 2,2 per cento, arrestandosi a 4,69 miliardi dopo anni di crescita ininterrotta. È il primo arretramento dal 2011, ma ciò è apparso sufficiente per parlare di anomalie, di criticità, e addirittura di interventi correttivi. Senonché, il punto non è il segno meno nei conti pubblici: è capire piuttosto perché anche uno dei pochi strumenti relativamente semplici del sistema fiscale italiano finisca per perdere slancio in un contesto che resta profondamente ostile alla libertà contrattuale e, in definitiva, al mercato.
Per oltre un decennio, la cedolare ha funzionato, e ciò è successo perché ha introdotto una regola chiara: meno imposte opache, adempimenti e spazio per interpretazioni arbitrarie. Non a caso milioni di proprietari vi hanno aderito. Non per spirito civico, però, quanto perché conveniva. Non è un caso. Come ha scritto Ludwig von Mises, riprendendo Adam Smith: “Ogni uomo nel servire sé stesso serve necessariamente l’interesse di altri”. Il gettito è pertanto cresciuto come effetto della libertà lasciata ai contraenti, non in dipendenza della pressione fiscale. Ed è proprio questa dinamica che oggi si continua a ignorare, leggendo ora variazione come un problema da emendare invece che come un segnale da comprendere.
Oggi, invece,........
