Il paesaggio non è un pretesto per fermare il progresso
Il Consiglio di Stato smonta il veto della Soprintendenza contro un’antenna telefonica: niente divieti basati su vincoli ipotetici o su istruttorie superficiali. Un richiamo importante contro l’arbitrio amministrativo che troppo spesso blocca infrastrutture e innovazione.
Nel dibattito pubblico italiano il paesaggio è diventato, troppo spesso, un argomento retorico capace di giustificare qualsiasi divieto. Non importa quanto sia minimo l’impatto reale di un’opera o quanto sia importante l’infrastruttura proposta: basta evocare la tutela del territorio per fermare tutto. La recente sentenza del Consiglio di Stato (sez. VI, 7 novembre 2025, n. 8654) rappresenta per questo un passaggio significativo, perché ricorda un principio elementare che nel nostro Paese viene frequentemente dimenticato: il potere pubblico deve agire sulla base di regole certe e di fatti concreti, non su ipotesi o su paure astratte.
Il caso riguardava l’installazione di una stazione radio base nel Comune di Capaccio Paestum. La società proponente aveva presentato regolare istanza ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche (d.lgs. 259/2003), proponendo anche una serie di misure per ridurre l’impatto visivo dell’impianto: abbassamento dell’altezza dell’antenna, colorazione delle strutture e perfino il camuffamento con un “finto pino” per mimetizzare l’impianto nella vegetazione circostante. Nonostante........
