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Il ketchup di Stato: l’Europa che ti rieduca a tavola

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23.01.2026

Dopo tasse e burocrazia, arriva il controllo del quotidiano: divieti “virtuosi”, costi scaricati sui privati e cittadini trattati da minorenni. Non è ecologia: è potere.

Non è più regolazione, è addestramento. E stavolta non parliamo di una “sensazione”: parliamo di un atto preciso, scritto, approvato e imposto. La stretta sulle bustine monouso – ketchup, maionese, olio, sale, zucchero – e sui mini-flaconi da hotel discende dal nuovo Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (Ppwr, Regolamento Ue 2025/40), che diventa operativamente applicabile dal 12 agosto 2026 e spinge verso il divieto definitivo di numerosi formati monodose nel canale Horeca (hotel, risostoranti, caffè/catering) dal 1 gennaio 2030. Il punto non è la plastica. È il potere. È l’idea – arrogante, ossessiva, tipicamente burocratica – che un’autorità lontana e irresponsabile possa decidere cosa sia “giusto” per milioni di persone, fino all’ultima abitudine quotidiana. Non si limita a fissare obiettivi: ordina. Né si limita a indicare una direzione: impone invece un modello unico. E così, mentre predica “sostenibilità”, esercita controllo: ti rieduca, ti disciplina, ti tratta come un minorenne permanente.

La narrazione è sempre la stessa: “si fa per il bene di tutti”. Eppure, quando lo Stato pretende di fare “il bene” con divieti e obblighi, produce inevitabilmente un’altra cosa: costi, rigidità, conformismo e impoverimento. E soprattutto una dipendenza crescente:........

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