Case private, pretese pubbliche: il fisco non conosce limiti
Da Cesena alla Romania, la proprietà immobiliare diventa terreno di sperimentazione fiscale. Il valore stimato e la scelta di non affittare rischiano di trasformarsi in occasioni per aumentare il prelievo.
Non basta più pagare le imposte sulla proprietà: bisogna anche giustificare come la si utilizza. Se una casa rimane vuota, il proprietario dovrebbe pagare di più. Se aumenta il suo valore di mercato, potrebbe essere chiamato a versare imposte maggiori, pur senza aver guadagnato un euro. Due vicende, una italiana e una rumena, mostrano come il fisco possa trasformarsi da mezzo per finanziare la spesa pubblica in strumento per condizionare la libertà dei proprietari.
Iniziamo da Cesena, dove il sindaco Enzo Lattuca propone una super-Imu sulle abitazioni sfitte, con una maggiorazione del 30 per cento. Secondo le sue stime, la misura potrebbe interessare circa tremila immobili e fruttare al Comune 900mila euro all'anno. Per attuarla servirebbe una modifica della legge nazionale. Non è dunque un’imposta già in vigore, ma una proposta politica che rivela una concezione inquietante della proprietà privata.
Il ragionamento è brutale: se possiedi una casa e non la affitti, devi pagare di più. Non perché tu abbia prodotto maggiore ricchezza o ricevuto servizi aggiuntivi, quanto perché non hai impiegato il tuo bene nel modo desiderato dall’amministrazione comunale. Il prelievo assume così una funzione punitiva: colpisce non ciò che il proprietario fa, bensì ciò che sceglie legittimamente di non fare.
Il medesimo sindaco osserva che esistono già le garanzie per chi affitta. Ma nessuna garanzia elimina completamente morosità, costi e tempi del contenzioso. E, soprattutto, la........
