Casa, tre modelli alla prova: tasse, Stato o mercato?
Corea del Sud, Spagna e Argentina affrontano il problema abitativo con ricette opposte. Tre esperimenti che mostrano cosa accade quando lo Stato tassa, interviene direttamente o lascia spazio agli scambi.
Tre Paesi lontanissimi tra loro stanno offrendo, quasi contemporaneamente, una straordinaria lezione sul mercato della casa. La Corea del Sud prova a frenare la domanda rendendo più difficile comprare e più costoso possedere. La Spagna sceglie invece di entrare direttamente nel mercato attraverso un grande operatore pubblico che offrirà abitazioni a canoni stabiliti secondo criteri politici. L’Argentina, a sua volta, ha percorso la strada opposta: ha eliminato buona parte delle regole che irrigidivano le locazioni e restituito alle parti la possibilità di stabilire liberamente durata, prezzo e condizioni del contratto.
Tre esperimenti diversi. E tre risultati che meritano di essere osservati senza pregiudizi.
Partiamo da Seoul. Negli ultimi due anni i prezzi delle abitazioni nella capitale sudcoreana sono aumentati di circa il 30 per cento. Nel centro della città il valore medio ha raggiunto, secondo i dati Deutsche Bank riportati dal Financial Times, circa 25.545 dollari al metro quadrato. Il governo del presidente Lee Jae Myung considera la situazione una vera emergenza e ha reagito, tra l’altro, restringendo l’accesso ai mutui e aumentando la pressione fiscale sui proprietari di più immobili. L’intenzione potrebbe in ipotesi considerarsi comprensibile: se le case diventano troppo care, si cerca di raffreddare la domanda e di scoraggiare l’accumulazione di immobili. Ma l’economia non si ferma alle intenzioni. Difatti, limitare il credito non fa comparire una casa in più. Rende semplicemente più difficile comprarla,........
