Dal 25 aprile fino alla profezia di Iosif Stalin
Non si dovrebbe mai peccare di presunzione, arrogandosi il ruolo di retore nei riguardi di Pina Picierno (parlamentare Pd) e Carlo Calenda (leader di Azione) per spiegare loro le tante interconnessioni storiche che gravano sull’attualità. Al tramonto della Prima Repubblica si aveva l’opportunità, tramite gli amici del “sindacato scrittori” Giuseppe Spadaro e Francesco Mercadante (il primo filosofo teoretico ed il secondo del diritto), di un confronto con Renzo De Felice: quest’ultimo non ebbe remora alcuna a bollare i giovani politici come affetti da una visione manichea della vita come della storia. Insomma, un atteggiamento rigido, che divide nettamente la realtà in bene e male, e senza alcun rispetto delle ataviche sfumature sia storiche che politiche. Probabilmente De Felice notava questa patologia nella classe politica sortita dalla caduta della Prima Repubblica: una classe dirigente nata dalla morte delle preferenze, dalla netta divisione in due poli elettorali.
Certamente i partiti nati dopo il ‘45 erano molto più pronti al confronto, meno autistici verso l’elettorato, soprattutto aperti alla partecipazione. Ecco perché c’è da chiedersi se la Picierno e Calenda prestino di tanto in tanto ascolto al popolo, alla gente normale di tutti i giorni condizionata da spese e costi. Insomma, se domandino mai al fruttivendolo cosa possa pensare delle sanzioni alla Russia. Probabilmente, la classe politica attuale (e nel più trasversale dei significati) avrà reputato operai e artigiani non degni d’essere ascoltati nel merito dei rapporti tra Italia e Russia: in questo hanno riportato il confronto all’800, quando i senatori del Regno (eletti per censo) reputavano ininfluenti le opinioni della gente.
Di diverso avviso il manager Claudio Descalzi (ceo di Eni) che ha raccontato come (causa le sanzioni alla Russia) l’Agip abbia avuto 600 stazioni di servizio con il........
