menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Se l’attuale sinistra confonde la protesta democratica con la violenza

3 0
thursday

Appartengo alla generazione che ha vissuto il 1977, gli anni della P38, gli anni di piombo, il sequestro e l’uccisione di Moro, i delitti Tobagi, Alessandrini, Rossa, Tarantelli etc. In quei cortei, tra i vari slogan, si gridava: “Se vedi un punto nero spara, o è un fascista o è un celerino”, oppure “Se spari a un fascista non è reato”, e ancora “Ci piace di più Almirante a testa in giù” (dove al posto di Almirante poteva esserci di volta in volta il politico di turno inviso al movimento).

Queste erano le parole d’ordine dell’estremismo extraparlamentare; ma anche la stampa piccolo-borghese come la Repubblica, in modo più raffinato e ammiccando agli estremisti, rappresentava Craxi vestito da Duce, evocando in maniera subdola sui socialisti e sul loro leader l’anatema di “socialfascisti”, proprio come avveniva nel 1928. Una certa sinistra ha sempre utilizzato il fascismo come un Moloch, sia per etichettare e criminalizzare chiunque la pensasse diversamente, sia per un proprio bisogno identitario, arrivando a manipolare la storia del fascismo così come ha fatto con gli scritti di Gramsci.

Sentire oggi gli stessi slogan, come se questi decenni non fossero passati, è allucinante. Il vecchio Pci, nonostante la breve e drammatica parentesi dei “compagni che sbagliano”, seppe ripudiare la violenza, soprattutto dopo l’assassinio dell’operaio Guido Rossa. Il Pd di oggi e la cosiddetta sinistra attuale, invece, non solo non prendono le distanze da quel linguaggio, ma sembrano........

© L'Opinione delle Libertà