Mi chiamo Gianni: quando la politica era passione
Ci sono libri che raccontano una carriera politica e libri che, attraverso una carriera politica, provano a raccontare un’epoca. Mi chiamo Gianni, il dialogo tra Gianni Pittella e Mario Lamboglia pubblicato da Guida, appartiene soprattutto alla seconda categoria. Non è soltanto il bilancio di una lunga esperienza nelle istituzioni italiane ed europee, né una semplice autobiografia politica. È il tentativo di ricostruire, attraverso la vicenda personale di un uomo politico, il rapporto ormai problematico tra politica, territorio, ideali e società.
Il sottotitolo – L’impegno politico, il profilo umano, l’esperienza vissuta e lo sguardo verso il futuro – ne anticipa bene l’ambizione. E la prefazione di Roberta Metsola, Presidente del Parlamento europeo, colloca immediatamente la figura di Pittella dentro una dimensione che va oltre la Basilicata e l’Italia.
Metsola ne ricorda i quattro mandati da europarlamentare, l’impegno europeo e soprattutto la capacità di ricercare convergenze e mantenere aperto il dialogo anche nei momenti di maggiore conflitto.
Ma il vero interesse del libro nasce dalla scelta di non separare il grande scenario politico dalla dimensione quotidiana. Pittella può passare dalle grandi questioni geopolitiche allo sfalcio dell’erba nelle strade di Lauria, dalle crisi internazionali alla memoria familiare, dalla discussione sull’Europa alle telefonate dei cittadini che reclamano un intervento nel proprio vicolo. È proprio questa alternanza fra alto e basso, fra la politica delle istituzioni e quella della vita quotidiana, a costituire uno degli elementi più originali del volume. Lo stesso Pittella spiega che Lamboglia ha saputo mettere insieme istituzioni e famiglia, amicizie e luoghi dell’anima, dimensione locale e dimensione globale.
Il risultato è un racconto nel........
