menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’Europa sta diventando un’unica grande “no-go zone”?

5 0
29.05.2026

A fine marzo, il gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), un gruppo politico di centro-destra presente al Parlamento europeo, ha pubblicato un rapporto sulle “no-go zone” in Europa intitolato Immigrazione, islamizzazione e ascesa delle società parallele. Focus sulle aree urbane caratterizzate dal radicamento islamista e dal ritiro dello Stato, realizzato da New Direction – Foundation for European Conservatism. Per anni, l’esistenza delle cosiddette “no-go zone”, aree inaccessibili e off-limits nelle città europee, è stata pubblicamente negata dalle élite al potere e dai loro portavoce nei media mainstream. Chiunque osasse sollevare la questione, come fece il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel dicembre 2015, parlando di “no-go zone” a Londra e Parigi, o come fece il Gatestone Institute, veniva deriso e screditato (si veda qui e qui). Nel frattempo, il problema si è notevolmente aggravato. Secondo il rapporto: “Si stima che oggi in Europa esistano tra le 900 e le 1.000 aree che presentano le caratteristiche principali delle cosiddette no-go zone. Tra queste figurano non solo le principali periferie urbane sia i quartieri di città di medie e piccole dimensioni, il che riflette una tendenza territoriale ampia e in crescita”.

Considerata l’ampiezza del fenomeno, gli autori del rapporto hanno dovuto circoscrivere la propria analisi a “sette Paesi dell’Unione europea in cui le no-go zone risultano maggiormente segnalate: Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Paesi Bassi”. Il rapporto ha rilevato, senza alcuna sorpresa, che le aree off-limits sono strettamente correlate all’immigrazione di massa di musulmani in Europa a partire dagli anni Settanta (oltre il 40 per cento della popolazione nelle aree inaccessibili è “nato all’estero”). Il rapporto aggiunge: “La popolazione musulmana è nettamente sovrarappresentata nelle zone designate come no-go. In queste aree, la percentuale media dei residenti raggiunge il 29 per cento, superando significativamente sia la media a livello Ue del 4,9 per cento sia la media nelle aree urbane comparabili al di fuori delle no-go zone. “Dal 2000 una quota sproporzionata di richiedenti asilo e nuovi cittadini dell’Ue proviene da Paesi in cui l’Islam è la religione dominante. Tra i primi 15 Paesi di provenienza dei richiedenti asilo nel periodo compreso tra gennaio 2024 e marzo 2025, 11 sono a maggioranza musulmana. Allo stesso modo, i tre gruppi di nazionalità più numerosi a cui è stata concessa la cittadinanza dell’Ue nel 2023 provenivano tutti da nazioni a maggioranza musulmana (Siria, Marocco e Albania)”.

Secondo il rapporto, le no-go zone, sono caratterizzate in particolare da alti tassi di criminalità, violenza e reclutamento terroristico. In Belgio, nel 2022, il 44 per cento di tutte le rapine si è verificato a Bruxelles (che ospita solo il 10 per cento della popolazione del Paese) e nella zona off-limits di Molenbeek. Alcuni dei più famigerati terroristi musulmani sono cresciuti a Molenbeek o vi hanno soggiornato, tra cui gli autori degli........

© L'Opinione delle Libertà