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Senato Usa: il petrolio russo nel mirino

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29.07.2026

Per oltre quattro anni l’Occidente ha dichiarato di voler privare Vladimir Putin delle risorse necessarie per finanziare l’invasione dell’Ucraina. Eppure, mentre si moltiplicavano i pacchetti di sanzioni, le liste di oligarchi e i beni congelati, il petrolio e il gas russi continuavano a trovare acquirenti. Cambiavano le rotte, comparivano nuovi intermediari, le petroliere modificavano bandiera e proprietà, ma il denaro continuava ad affluire nelle casse del Cremlino. Il Senato degli Stati Uniti sembra finalmente aver compreso che non basta sanzionare chi vende. Bisogna mettere di fronte alle proprie responsabilità anche chi compra. Con 86 voti favorevoli e 12 contrari, il Senato ha approvato il primo passaggio procedurale del “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026”, un vasto provvedimento destinato a rafforzare la pressione economica sulla Russia e sui Paesi che ne sostengono indirettamente la macchina bellica. Non si tratta ancora del voto finale e il testo dovrà successivamente essere esaminato dalla Camera dei rappresentanti, che tornerà a riunirsi a settembre. Ma una maggioranza tanto ampia rappresenta già un segnale politico difficilmente equivocabile. Il voto è avvenuto mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy si trovava a Washington e assisteva ai lavori dalla tribuna del Senato. Poche ore prima si erano svolti i funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham, uno dei più convinti sostenitori dell’Ucraina e principale promotore della legge insieme al democratico Richard Blumenthal.

La presenza di Zelenskyy e l’intitolazione del provvedimento a Graham hanno conferito alla votazione un forte valore simbolico. Ma sarebbe un errore fermarsi alla simbologia. Il contenuto della proposta può incidere........

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