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Nella Russia di Putin, il dissenso è malattia

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20.03.2026

La parabola di Ilya Remeslo è una di quelle storie che, più di tante analisi, raccontano la natura profonda di un sistema di potere. Avvocato, volto noto dell’apparato mediatico-giudiziario russo, per anni impegnato a colpire gli oppositori e in particolare il team di Alexei Navalny, Remeslo non è mai stato un dissidente. Al contrario, è stato parte integrante di quel meccanismo che ha contribuito a delegittimare, perseguitare e isolare ogni forma di opposizione. Proprio per questo, la sua improvvisa presa di distanza da Vladimir Putin assume un significato politico che va ben oltre il singolo caso. Nel manifesto intitolato Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Putin, Remeslo rompe il fronte con parole durissime: denuncia la guerra in Ucraina come un disastro umano e strategico, accusa il potere di sacrificare i cittadini per interessi personali, descrive un Paese impoverito, privato delle libertà fondamentali e governato da un leader sempre più distante dalla realtà. Non è il linguaggio dell’opposizione tradizionale, ma quello di chi ha creduto nel sistema e ora lo accusa dall’interno. Ed è proprio questa origine a rendere la sua voce particolarmente pericolosa. La reazione è stata rapida e prevedibile.

Non una risposta nel merito, non un confronto politico, ma una delegittimazione personale costruita attraverso il solito schema: trasformare il dissenso in patologia. I........

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