La paura come arma: così Mosca prova a isolare Kyiv
Per comprendere la strategia con cui la Russia sta aumentando la pressione sull’Europa non bisogna guardare soltanto alla guerra combattuta sul territorio ucraino. Una parte crescente dello scontro si sviluppa ormai molto più a ovest, attraverso sabotaggi, operazioni clandestine, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo e azioni contro infrastrutture strategiche. Episodi apparentemente separati che, considerati nel loro insieme, sembrano comporre un disegno molto più preciso: convincere l’opinione pubblica europea che continuare a sostenere Kyiv significhi portare progressivamente la guerra dentro i propri confini. Non è necessario che Mosca costringa i governi europei ad abbandonare apertamente l’Ucraina. Può essere sufficiente seminare paura, alimentare dubbi e rendere politicamente più costosa ogni nuova decisione a favore di Kyiv. Il caso che nelle ultime settimane ha maggiormente attirato l’attenzione riguarda l’aeroporto tedesco di Lipsia/Halle. All’inizio di settembre Berlino ha attribuito alla Russia il fallito attacco con un drone carico di esplosivo avvenuto il mese precedente nei pressi di un velivolo ucraino. L’aeroporto rappresenta uno snodo importante anche per le attività collegate al sostegno occidentale all’Ucraina e, secondo le autorità tedesche, gli elementi raccolti dagli investigatori indicano il coinvolgimento di apparati riconducibili allo Stato russo. La Germania ha reagito pubblicamente, mentre Mosca ha respinto ogni responsabilità.
Ma il significato dell’episodio va oltre la vicenda tedesca: dimostra quanto la cosiddetta “zona grigia” tra pace e guerra sia diventata sempre più difficile da distinguere dalla guerra vera e propria. Lipsia, infatti, non costituisce un episodio isolato. In Slovacchia è stato sventato un tentativo di incendio contro un produttore ucraino di droni. In Estonia gli investigatori stanno verificando un possibile coinvolgimento russo in un incendio che ha interessato........
