L’Ucraina che Mosca non riesce a cancellare
A Kyiv, durante uno dei periodi più difficili dei blackout provocati dagli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche, davanti alla galleria Naked Room continuavano a radunarsi artisti, imprenditori, funzionari pubblici e giovani creativi. Fuori faceva freddo, le strade erano immerse nell’oscurità e incombeva il coprifuoco. Eppure, la galleria non stava chiudendo perché la guerra aveva sconfitto la vita culturale della capitale. Si preparava, al contrario, a trasferirsi in uno spazio più grande. È un’immagine che racconta molto dell’Ucraina di oggi. La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina viene normalmente raccontata attraverso le mappe del fronte, gli attacchi missilistici, i droni, le perdite, gli aiuti militari occidentali e le trattative diplomatiche. Esiste però un’altra trasformazione, meno visibile ma probabilmente destinata a sopravvivere alla guerra: quella dell’identità culturale ucraina. Il paradosso è evidente. Nel tentativo di ricondurre l’Ucraina dentro uno spazio storico, politico e culturale definito da Mosca, il Cremlino ha accelerato esattamente il processo opposto.
La distanza dalla Russia non è mai stata così grande e, soprattutto, una nuova generazione di ucraini non sente più il bisogno di spiegare o dimostrare continuamente la propria diversità. Non si tratta soltanto di un fenomeno nato il 24 febbraio 2022. Il processo era già diventato evidente dopo la Rivoluzione della Dignità del 2014. L’invasione su larga scala gli ha però impresso un’accelerazione difficilmente reversibile. Per comprenderne la portata occorre ricordare che la competizione tra Russia e Ucraina non ha mai riguardato soltanto il territorio. Per secoli la cultura ucraina è stata sottoposta a pressioni,........
