Il paradosso della guerra di Putin
Nel decennio precedente all’invasione su vasta scala dell’Ucraina, la Federazione russa guidata da Vladimir Putin ha cercato con crescente determinazione di ricostruire una sfera di influenza che ricordasse, almeno in parte, quella dell’Unione Sovietica. Mosca interveniva in diverse regioni del mondo, consolidava alleanze, sosteneva Governi “amici” e cercava di presentarsi come una potenza globale alternativa all’Occidente. All’inizio del nuovo decennio, tuttavia, questo progetto ha iniziato a mostrare segni evidenti di logoramento. La guerra su vasta scala contro l’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha progressivamente assorbito una quantità crescente di risorse politiche, militari ed economiche della Russia, fino a trasformarsi nel fulcro della strategia del Cremlino. Il risultato geopolitico è paradossale. Nel complesso, la Russia appare oggi più debole sulla scena internazionale: ha perso influenza in diverse regioni del mondo, ha ridotto o abbandonato alcuni impegni e vede limitata la propria libertà di manovra. Ma questo indebolimento non si traduce automaticamente in un sollievo per l’Ucraina.
Mentre il peso globale della Federazione russa diminuisce, la sua capacità di infliggere distruzione sul territorio ucraino rimane sostanzialmente intatta. Il Cremlino continua a rifiutare un cessate il fuoco e negli ultimi mesi l’intensità degli attacchi contro infrastrutture e città ucraine è addirittura aumentata. Per comprendere questa apparente contraddizione può essere utile ricorrere a un parallelo economico. Nella teoria classica, quando il prezzo di un bene aumenta la domanda tende a diminuire. Tuttavia esistono eccezioni. Nel XIX secolo il giornalista e statistico britannico........
