Il regime iraniano non è l’Iran
La guerra che l’Occidente si rifiuta di comprendere
Una delle interpretazioni errate più persistenti e pericolose del confronto militare con l’Iran è l’ostinata confusione tra un regime ideologico brutale e il popolo che opprime da quasi cinque decenni. Non è un caso. Teheran ha da tempo compreso che la sua migliore difesa non sono i missili o i suoi proxy, ma il controllo della narrazione. Nelle capitali occidentali, dove la chiarezza morale troppo spesso cede il passo all’opportunismo politico, questa confusione genera una strana paralisi: il timore di “nuocere al popolo iraniano” serve da pretesto per tollerare un regime che quella popolazione l’ha colpita in modo ben più crudele e sistematico di quanto abbia mai fatto qualsiasi potenza esterna. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, la Repubblica islamica dell’Iran ha governato attraverso la repressione, l’indottrinamento ideologico e ricorrenti esplosioni di violenza estrema, come le esecuzioni di massa del 1988. In seguito a una fatwa emessa dalla Guida suprema della Repubblica islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, le “commissioni della morte” condussero processi sommari, spesso della durata di pochi minuti, prima di giustiziare i prigionieri politici. Le stime sul numero delle vittime variano. Organizzazioni internazionali per i diritti umani ed ex membri del regime parlano di diverse migliaia di morti (comunemente tra 2.800 e 5.000), mentre i gruppi di opposizione indicano una cifra che arriva fino a 30mila. Molte delle vittime erano giovani attivisti, studenti o sostenitori di movimenti di opposizione, tra cui i Mujahedin-e Khalq. I loro corpi furono gettati in fosse comuni e le loro famiglie lasciate senza risposte.
Ancora oggi, il regime nega la reale portata di questi massacri, nonostante alcuni dei diretti responsabili siano in seguito ascesi ai vertici dello Stato. Anziché essere “una mera” aberrazione, lo sterminio dei propri cittadini è diventato un metodo per gestire il dissenso interno. Questo schema non solo è proseguito, ma si è ulteriormente intensificato. Nel novembre 2019, le proteste scatenate da un improvviso aumento del prezzo del carburante sono state represse con forza letale in un clima di quasi totale oscuramento dell’informazione. Secondo un’inchiesta della Reuters, che cita fonti del Ministero dell’Interno iraniano, le forze di sicurezza uccisero circa 1.500 persone in pochi giorni. Altre migliaia furono arrestate, torturate o semplicemente fatte sparire. Nel 2025, almeno 1.639 cittadini iraniani sono stati giustiziati. Quest’anno, solo nei primi tre mesi, le esecuzioni sono state 657, e almeno altre 1.600 risultano già programmate.
Nel settembre 2022, la morte mentre era sotto custodia della 22enne Mahsa Amini, arrestata e verosimilmente sottoposta a torture dalla........
