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Stock di guerra: missili e petrolio

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23.03.2026

C’era una volta il mito degli arsenali senza limiti, come lo sognavano America, Israele e l’Iran stesso, prima del 28 febbraio 2028, data dell’inizio della guerra contro la teocrazia iraniana. Il patto non scritto di cristiani ed ebrei con la Divina Provvidenza era che alla prima settimana di guerra e alla contestuale decapitazione del vertice supremo di Teheran, i circa trecentomila miliziani suicidi, i super indottrinati e fanatici pasdaran e basij (la buoncostume religiosa) si sarebbero arresi, gettando alle ortiche giubbotti antiproiettili e missili. Poiché è avvenuto l’esatto contrario, ci si interroga sulla reale capacità di penetrazione delle fonti e delle analisi d’intelligence occidentali su sistemi non-statuali, come le milizie armate a sostegno di un presunto disegno divino (di annientamento dell’infedele, in generale), che nulla hanno a che vedere con le missioni e i doveri di un esercito ordinario, in proiezione prevalentemente difensiva. Questo perché, come è stato dimostrato sul campo, la strategia di questi irriducibili combattenti per la fede è fondata su più livelli di resistenza altamente organizzata, in cui l’ultimo coincide con il “cupio dissolvi”, ovvero con il motto biblico di “Muoia Sansone con tutti i filistei”. E, come la notte segue il giorno, si fa sempre più vicino quell’apocalittico scenario finale, in cui i “folli di Dio” svuotano tutto l’arsenale missilistico e avionico iraniano per infiammare l’intero Medio Oriente, e così suicidarsi in massa nell’incendio dell’intera regione, con pozzi e depositi di petrolio e gas in fiamme. La conseguente catastrofe ecologica e la crisi mondiale degli approvvigionamenti energetici e dei consumi rappresentano l’effetto voluto e sperato della divina vendetta. Una fine-di-mondo alla Stranamore insomma, perché per i khomeinismi fanatici (milioni di persone!) senza la teocrazia non ha più senso vivere. Così come i nazisti........

© L'Opinione delle Libertà