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La fuga per la sopravvivenza di Kurt Rosenberg

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27.01.2026

La Giornata della Memoria rappresenta una commemorazione in cui l’Europa dovrebbe riconoscere il proprio fallimento morale, interrogandosi sulle atrocità dell’Olocausto e sulle cause che hanno agevolato lo sterminio di milioni di ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Eppure, il 27 gennaio assistiamo al ripetersi di formule insincere e frasi di circostanza che sviliscono il significato di questo anniversario civile. Tutto ciò accade mentre le città occidentali vedono riaffiorare i pregiudizi antisemiti, gli episodi di violenza perpetrati ai danni delle comunità ebraiche si moltiplicano e gli slogan contro Israele scaricano sugli ebrei un odio mai sopito.  

Purtroppo, è possibile constatare come la storia del Novecento sia relegata a uno spazio minoritario nelle scuole. Lo studio dei totalitarismi procede per approssimazioni e indulge in letture fuorvianti che, ad esempio, minimizzano le responsabilità dell’Unione Sovietica nella deportazione e nell’uccisione degli ebrei polacchi. Anziché favorire il confronto tra le idee, la riflessione sui temi del secolo scorso è stata ridotta dai pedagoghi e dai programmi ministeriali in una disciplina sterile, che si limita all’apprendimento mnemonico di fatti e cifre, non richiede alcuna dote interpretativa ed è incapace di stimolare l’interesse dei giovani mediante l’analisi delle fonti.

È per questo motivo che il libro Tutto iniziò da quel finestrino di Ugo Rosenberg, pubblicato da Edizioni Croce, risulta particolarmente significativo negli anni che stiamo vivendo. Il volume è nato dal paziente lavoro dell’autore, che ha ripreso le memorie redatte in polacco da suo padre Kurt negli anni successivi alla guerra. Dopo averle fatte tradurre in italiano, Rosenberg ha avuto l’intuizione di integrarle con le lettere, le fotografie e i documenti conservati a lungo in famiglia, confrontandole poi con i materiali forniti da Jan, l’amico d’infanzia del padre, e da sua moglie Herta. Ne scaturisce un tessuto narrativo scorrevole e coinvolgente che unisce la forma del diario all’impostazione storiografica, dove ciascun episodio è collocato con puntualità all’interno della cornice temporale che lo ha reso possibile.

Un elemento che colpisce fin dalle prime pagine è il tono con cui Kurt rievoca gli anni della persecuzione. Gli avvenimenti più traumatici vengono raccontati con un umorismo discreto e con un gusto per l’aneddoto che alleggerisce la lettura, ma non la svuota della sua profondità. Le peripezie per procurarsi i documenti, le fughe improvvise e gli incontri con personaggi imprevedibili ricordano il ritmo di un romanzo d’avventura. È una scelta che consente al lettore di osservare la tragedia del protagonista in punta di piedi, senza rimanerne sopraffatto. La prosa è sempre limpida, sobria, equilibrata e, al tempo stesso, riesce ad appassionare anche chi non possiede una particolare familiarità con questo periodo storico. Il libro di Ugo Rosenberg si presta così a una lettura trasversale in grado di tenere insieme gli adulti e il pubblico giovanile, che può immedesimarsi in un ragazzo poco più che ventenne costretto ad affrontare due regimi sanguinari: il Terzo Reich e la dittatura staliniana.

Kurt crebbe a Bielsko negli anni Trenta, quando le........

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