Non basta aspettare la pioggia
Le grandi opere e le piccole rivoluzioni che possono salvare l’Italia dalla siccità
L’Italia continua a vivere un paradosso sempre più evidente: è uno dei Paesi europei più ricchi di acqua per precipitazioni complessive ma, allo stesso tempo, è tra quelli maggiormente esposti agli effetti della siccità. Non è soltanto una conseguenza del cambiamento climatico. È anche il risultato di decenni di ritardi infrastrutturali, di una gestione frammentata della risorsa idrica e di una programmazione troppo spesso limitata alle emergenze.
I dati più recenti confermano una tendenza ormai strutturale. La disponibilità di acqua rinnovabile nel nostro Paese è diminuita sensibilmente rispetto ai valori storici e gli episodi di precipitazione sono sempre più concentrati in eventi brevi e violenti, incapaci di alimentare efficacemente falde acquifere e invasi naturali. Non manca sempre la pioggia: manca la capacità di conservarla quando arriva.
Per molti anni il dibattito pubblico ha contrapposto ambientalismo e infrastrutture. È una contrapposizione ormai superata. Oggi la vera sfida consiste nel costruire un sistema integrato nel quale grandi opere, innovazione tecnologica e tutela degli ecosistemi collaborino invece di ostacolarsi reciprocamente.
La prima priorità riguarda gli invasi. L’Italia trattiene soltanto una parte limitata delle precipitazioni che annualmente cadono sul proprio territorio. Gran parte dell’acqua raggiunge rapidamente il mare senza poter essere utilizzata nei mesi estivi. Servono nuovi bacini di accumulo, ma soprattutto il recupero e l’ammodernamento di quelli esistenti, spesso soggetti a interrimento o a limiti gestionali ormai superati. Gli investimenti previsti negli ultimi anni........
