Barcellona: capitale europea del crimine e dell’islamismo
Barcellona oggi rappresenta il caso emblematico europeo di ciò che accade quando l’immigrazione irregolare di massa, le mafie della criminalità organizzata e la radicalizzazione islamista si riversano su una città mediterranea centrale negli equilibri strategici. In quanto capitale della Catalogna, seconda regione della Spagna per peso politico ed economico, Barcellona dimostra come il tentativo di perseguire un’agenda nazionale separata abbia esposto il Paese a una vulnerabilità geostrategica sul versante meridionale dell’Unione europea. Reti criminali straniere, migranti africani gravati da debiti e reti islamiste in espansione sfruttano la medesima economia e le politiche permissive che i leader politici catalani avevano considerato funzionali a un isolamento da Madrid. Ne emerge una città in cui turisti e residenti affrontano quotidianamente situazioni di rischio, in un contesto di progressivo indebolimento della sicurezza europea.
I dati sulla criminalità di strada sono allarmanti. Nel 2024, la polizia catalana ha effettuato 21.808 arresti a Barcellona, di cui 17.1158 riguardanti cittadini stranieri (78,7 per cento). I furti sono stati il reato più frequente, con 5.442 arresti, 4.942 dei quali attribuiti a stranieri, ossia il 91 per cento. Nelle rapine a mano armata, la percentuale di stranieri ha raggiunto l’83,5 per cento. Il borseggio rimane la piaga dominante nelle aree di La Rambla e la Sagrada Familla. Nel complesso, questi dati collocano Barcellona tra le città dell’Unione europea con i livelli più elevati di reati contro il patrimonio. Questo fenomeno di microcriminalità si inserisce in un più ampio ecosistema controllato da mafie transnazionali. I migranti subsahariani raggiungono la Spagna attraverso le enclave di Ceuta e Melilla, che costituiscono l’unico confine terrestre tra Europa e Africa. A differenza di quanto accade lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, dove molti tentano attraversamenti in modo........
