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Nietzsche, il risentimento gregario e l’antisemitismo

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16.09.2026

Il razzismo, normalmente, disprezza colui che considera inferiore. Lo rappresenta come arretrato, ignorante, incapace, primitivo. L’antisemitismo possiede invece una caratteristica singolare: riesce a considerare l’ebreo contemporaneamente inferiore e superiore. Lo disprezza, ma lo teme; lo considera moralmente corrotto, ma gli attribuisce qualità così eccezionali da risultare pericoloso. Lo accusa di essere un parassita della società, ma nello stesso momento gli attribuisce il controllo della finanza, della stampa, della politica, talvolta addirittura del mondo.

Naturalmente, si tratta di una contraddizione soltanto apparente, e forse Friedrich Nietzsche, che detestava profondamente l’antisemitismo del proprio tempo, ci ha lasciato alcuni degli strumenti più penetranti per comprenderla.

Nietzsche non elaborò mai una teoria sistematica dell’antisemitismo come espressione della morale del gregge. Sarebbe scorretto attribuirgliela, ma se mettiamo accanto ciò che scrisse sugli antisemiti, sul ressentiment, sull’invidia e sulla psicologia gregaria, emerge un meccanismo sorprendentemente coerente, che potremmo definire come “la stupidità antiebraica”.

In Al di là del bene e del male Nietzsche osserva con crescente irritazione il nazionalismo che attraversa la Germania appena unificata. Lo considera una specie di malattia collettiva. Parla di una “febbre nervosa nazionale” e degli improvvisi “accessi di stupidità” che colpiscono lo spirito tedesco. Fra le manifestazioni di questa febbre colloca esplicitamente ora la “stupidità antifrancese”, ora quella “antiebraica”.

La scelta delle parole è significativa. L’antisemitismo non gli appare come il prodotto di individui particolarmente forti e sicuri della propria identità. Appare piuttosto come un fenomeno di contagio collettivo: uomini che cominciano a pensare, temere e odiare insieme. Ma nello stesso paragrafo 251 fa un’osservazione ancora più interessante: gli antisemiti temono che gli ebrei possano acquistare una posizione dominante in Europa, e Nietzsche risponde provocatoriamente che gli ebrei, se volessero, potrebbero già possedere una considerevole “preponderanza” sull’Europa, ma aggiunge immediatamente che non stanno affatto cercando di conquistarla.

Sono gli antisemiti che hanno bisogno di attribuire all’ebreo una forza straordinaria per giustificare il loro risentimento. Nella prima dissertazione della Genealogia della morale, Nietzsche descrive infatti come uno dei processi psicologici più inquietanti quello grazie al quale persino il ressentiment riesce a diventare “creativo”.

L’individuo incapace di affermare direttamente la propria forza non si limita a soffrire della propria impotenza. Compie un’operazione più complessa: trasforma il proprio rapporto con colui che........

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