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Il bi-populismo e l’attacco concentrico alla democrazia

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09.07.2026

Per molto tempo abbiamo continuato a leggere la politica mondiale attraverso una chiave interpretativa tanto semplice quanto rassicurante. Da una parte la destra, dall’altra la sinistra; da una parte il conservatorismo, dall’altra il progressismo. Le differenze erano spesso profonde, talvolta perfino inconciliabili, ma si svolgevano entro un orizzonte condiviso, quello della democrazia liberale, delle sue regole e delle sue istituzioni. Si poteva discutere sul ruolo dello Stato, sull’estensione del mercato, sulla politica estera o sui diritti civili, ma nessuno metteva realmente in discussione il valore del pluralismo, della separazione dei poteri e dello Stato di diritto.

Oggi questo schema non è scomparso, ma non basta più a comprendere ciò che sta accadendo. Negli ultimi anni si è infatti sviluppata una dinamica che attraversa entrambi gli schieramenti. Nel dibattito politico italiano, soprattutto nell’area liberal-democratica e riformista, questa dinamica viene sempre più spesso indicata con il termine bi-populismo. L’espressione descrive un fenomeno apparentemente contraddittorio: il populismo di destra e quello di sinistra continuano a combattersi senza tregua, ma proprio questa lotta permanente finisce per produrre effetti convergenti sulla qualità della vita democratica.

È un paradosso che merita attenzione. Due eserciti che assediano la stessa città da lati opposti non hanno bisogno di coordinarsi. Anzi, possono odiarsi profondamente. Tuttavia, ogni colpo sferrato dall’uno contribuisce a indebolire le medesime mura sulle quali si accanisce anche l’altro. Alla fine, la città cade non perché gli assedianti abbiano stretto un’alleanza, ma perché l’effetto combinato dei loro attacchi supera la capacità di resistenza delle fortificazioni.

Qualcosa di simile sembra oggi accadere nelle democrazie occidentali. Ogni populismo si presenta come l’antidoto all’altro. Ogni leader si propone come l’ultima barriera contro il pericolo rappresentato dall’avversario. Ogni campagna elettorale viene raccontata come una battaglia decisiva dalla quale dipenderebbe la sopravvivenza stessa della libertà. Eppure, proprio questa radicalizzazione permanente finisce per logorare quel tessuto istituzionale che entrambi dichiarano di voler difendere.

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Ogni eccesso della destra diventa l’argomento più potente della sinistra radicale. Ogni eccesso della sinistra offre alla destra populista la conferma delle proprie denunce. Ciascuno costruisce il proprio consenso indicando nell’altro il nemico assoluto. Più il nemico cresce, più cresce anche la paura. Più cresce la paura, più aumenta il consenso di chi promette di combatterla.

Si innesca così una sorta di circolo vizioso nel quale ciascun populismo diventa, paradossalmente, il principale alleato del proprio avversario. Non nel senso politico del........

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