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Mario Giordano, dal raglio al sermone stonato

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03.04.2026

Il primo sintomo, che tu, disgraziatissimo bipede, stai sprofondando con tutte le scarpe nel personaggio ridicolo e dannoso di “utile idiota” – lo scemo più o meno consapevole di lavorare gratis per il conformismo e il conservatorismo dei burosauri rossi – proviene dallo stetoscopio a testa piatta di Dagospia. Se Roberto D’Agostino ti cita e ti accarezza, devi preoccuparti, perché la promozione significa che la metamorfosi kafkiana è già in corso. Non sei più il signor Gregor Samsa, ma lo scemo del villaggio, per giunta degradante nello schifoso Ungeziefer. D’Agostino, da turpiloquente abituale, tradurrebbe quella parola tedesca con “bacarozzo”, mentre, nel tuo caso, la trasposizione più corretta dovrebbe essere “insetto o verme servile”. L’ultimo promosso e lusingato da Roberto è il giornalista Mario Giordano, elevatosi a recensore dell’Ars amandi di Matteo Piantedosi, avendo postato dal pergamo moralista un sanguinoso interrogativo sul ministro e, di fatto, sull’Esecutivo Meloni: “Qualcuno dovrà spiegare agli elettori del centrodestra se gli incarichi che Claudia Conte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere passati dall’amichettismo all’amantismo”.

Sputare sul piatto dove da sempre si mangia potrebbe essere prova di stoica originalità e di eroica autonomia di giudizio. Peccato, però, che il lessico, vedi “amantismo”, ricalchi troppo un precedente post di Claudio Masetta Milone – il copyright di “amantismo” spetta di diritto al suddetto – che Giordano non cita. Mario è certamente benemerito per le trasmissioni televisive reiterate, ben mirate e ottimamente preparate contro le occupazioni di........

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