Il Soviet di Scalfari e Cederna, per destabilizzare l’anello debole della Nato
Ricordo quando decenni fa, nel mese di agosto, era impresa titanica riempire le pagine del giornale. I redattori soffrivano di informazione inaridita, scarsa, irrilevante. Calciatori e politici in vacanza, cronaca nera dimezzata, qualche timido colpetto di cronache rosa, nessun matrimonio gay, zero vicende saffiche, pochissimi scandali erotici, solo alcuni pettegolezzi da spiaggia, pochissimi i cornuti a infierire sulle presunte adultere. Mancavano soprattutto le solite intriganti soffiate, risentite mille volte, sui colpi di Stato fascisti suggeriti al L’Espresso dal Kgb, attraverso intermediari non del Pci, ma della cosiddetta Sinistra indipendente ripiena di carristi socialcomunisti pagati da Mosca.
Maledetto Psiup, togato e non, che, alla fine, giustiziò Bettino Craxi. Il Kgb diede potere, prestigio, fama, miliardi a Eugenio Scalfari e, con l’aggiunta di spiate caserecce, a Camilla Cederna, diffamatrice e calunniatrice del presidente Giovanni Leone, costretto a dimettersi in un Paese troppo “democratico” e bugiardo, certo indegno di quel valente e onesto giurista. Tuttavia, tolse mesi preziosi di vita e di lavoro ai giornalisti a pane, cipolla e verità. In primavera, in autunno e in inverno, l’instancabile maldicente Cederna ci regalò altre succose e criminogene bestialità: ci spiegò, ad esempio, che il commissario Luigi Calabresi aveva ammazzato l’anarchico Giuseppe Pinelli, con tecnica giapponese, colpendolo, prima a colpi di karate, quindi, precipitandolo al suolo. Camilla, vicina, anzi radente, ai magistrati istruiti alle Frattocchie, pagò solo con una multa per le proprie falsità. Anzi, innescò le circa 800 firme di più o meno illustri mascalzoni “democratici” e progressisti (fra cui Franco Basaglia, psichiatra “democratico” e lo psicanalista........
