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La guerriglia urbana di Bologna e la giustizia fai da te

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23.07.2026

Il cortocircuito della retorica del "Far West”. Da Roggero a Fakir.

Bologna brucia ed è asfissiata dalla cappa di delinquenza di piazza di un pezzo della città, i soliti bastardi dei collettivi e dei centri sociali. Le immagini di lunedì notte sono ormai note a tutti. Nel centro del capoluogo emiliano è andata in scena una vergognosa pagina di storia: manifestanti violenti hanno messo a ferro e fuoco la città in un’eulogia della guerriglia urbana scagliandosi contro i cordoni di pubblica sicurezza. Niente di nuovo nel Paese che da sempre è disposto ad accettare la routine da scontri di strada della sinistra antagonista. Ma chi appicca incendi deve risponderne. Il vero scandalo, infatti, arriva dal Comune: prima ancora che fosse fatta piena luce su quanto accaduto durante l’arresto di Fakir Abderrhaim, l’egiziano morto durante un arresto della polizia, il sindaco Lepore ha lanciato il suo proclama ad veritatem invitando alla mobilitazione di piazza: come prevedibile, è finita a bombe carta, cariche e devastazione del centro storico trasformato in un campo di battaglia. Il bilancio è da stato di natura del terzo mondo: 64 agenti feriti. Numeri che parlano da soli. Curioso succeda lo stesso giorno in cui a Genova, come ogni anno, la stessa cloaca culturale imbratta le vie del centro per rendere omaggio alla memoria di Carlo Giuliani, il giovane rimasto ucciso negli scontri del G8 del 2001 mentre col volto coperto prendeva d’assalto una camionetta dei carabinieri, pronto a lanciargli contro l’estintore che aveva in mano. Per questo, aldilà del romanticismo insito nello scorrere del tempo rispetto a qualunque vicenda umana, l’equazione Fakir=Giuliani promossa dagli eredi dei teppisti di Genova che nel giorno della commemorazione paragonano quel caso a quello di Bologna, non è un grosso favore all’egiziano.

C’è innanzitutto la questione delle questioni: può un Sindaco promuovere una manifestazione di piazza che − senza necessità della sfera di cristallo − tutti sapevano avrebbe assunto il tono dello scontro con lo Stato? Può un uomo delle istituzioni fomentare le folle soffiando tacitamente sullo stigma ideologico che fin da subito ha presentato i poliziotti come colpevoli? In uno Stato di diritto le responsabilità si accertano attraverso le indagini, non nelle piazze, non attraverso la giustizia ideologica di scalmanati che, per scarsa maturità cognitiva, cadono sistematicamente nella trappola di prendersela con la Polizia senza guardare ai mandanti che quell’odio lo fomentano; e, ignari del disegno di quei fili manovrati che li rendono marionette, urlano “Assassini”, “Tutto il mondo........

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