Il Cubo Nero oscura l’amministrazione di Palazzo Vecchio
Lo Stato di diritto si basa su dei principi condivisi dalla collettività nazionale, su cui fonda la propria normativa: si tratta dei principi costituzionali.
Tra i suddetti principi fondamentali, emerge in modo tanto apodittico quanto in modo inconfutabile quello sancito al secondo comma dell’articolo 9 della Costituzione italiana: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Il caso del cosiddetto “Cubo Nero” sembrerebbe porre molteplici dubbi sul rispetto del succitato dettame costituzionale e pertanto nel prosieguo si cercherà di enuclearne le ragioni.
Dunque, un’autorizzazione contestata, una Soprintendenza che denuncia di non aver potuto esprimere formalmente il proprio parere vincolante, sopralluoghi di cui non esiste alcuna traccia ufficiale e una lettera “consegnata a mano”, ma protocollata settimane dopo, sono i motivi principali che non possono non generare diversi dubbi sulla legittimità della condotta assunta dall’Amministrazione comunale di Firenze a tale riguardo.
Perciò, il “Cubo Nero” di Corso Italia si arricchisce di nuovi elementi che non emergono dall’inchiesta della Procura, bensì dai documenti acquisiti attraverso numerosi accessi agli atti dal consigliere comunale della lista Schmidt, Massimo Sabatini.
Infatti, è proprio da quelle carte che prende forma un quadro amministrativo segnato da omissioni, ritardi e rimpalli di responsabilità che sollevano interrogativi sulla regolarità dell’iter autorizzativo.
Il 22........
