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Buttafuoco e l’egemonia culturale dell’intellighenzia illiberale

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05.05.2026

Ahimè, esiste un paradosso tutto italiano che merita di essere raccontato senza indulgenze, come quello riguardante il fatto che, in un’epoca definita priva di punti di riferimento, alcuni fari restano accesi, non per illuminare la strada, ma per indicare esattamente la direzione opposta da imboccare.

Nello specifico, si tratta del caso di certa stampa militante, che ha smesso da tempo di analizzare la realtà per limitarsi a giudicarla secondo schemi ideologici rigidi, prevedibili e per questo sempre meno credibili. La vicenda che ruota attorno alla Biennale di Venezia e alla figura del suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, ne è l’ennesima dimostrazione. Dal 26 ottobre 2023, Buttafuoco guida una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo, la sua nomina, di origine ministeriale, non è mai stata digerita da una parte dell’intellighenzia che continua a considerare la cultura come un territorio di proprietà esclusiva.

Perciò, non stupisce che ogni sua decisione venga passata al setaccio, deformata e infine trasformata in pretesto per una polemica che ha poco a che fare con l’arte e molto con la politica.

L’ultimo episodio è quello relativo alla scelta di includere nuovamente la Russia tra le partecipazioni nazionali alla Biennale Arte, decisione che ha scatenato reazioni scomposte e in molti casi decisamente pretestuose.

Il racconto mediatico di questa vicenda si distingue per un tratto ormai tipico con la riduzione della complessità a slogan. Secondo questa narrazione, Buttafuoco avrebbe compiuto un atto quasi........

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