Il futuro dell’Iran è donna
Dopo la caduta della dittatura dello shah, la prima manifestazione a cui molti iraniani della mia generazione parteciparono fu quella dell’8 marzo 1979, appena venticinque giorni dopo l’insediamento del regime teocratico. I nuovi arrivati, privi di una reale cultura di governo, iniziarono subito a imporre il velo obbligatorio alle donne. Intuivano istintivamente un principio: punisci le donne, educherai la società! È lì che nasce la politica sociale della teocrazia iraniana, la misoginia come strumento di controllo e di potere.
Mentre la politica estera del regime khomeinista prende avvio il 4 novembre 1979 quando, a meno di otto mesi dopo la presa del potere, venne occupata l’ambasciata statunitense a Teheran. Mentre il potere dittatoriale si assestava, favorito anche dalla guerra con l’Iraq, eliminava ogni spazio politico e uccideva decine di migliaia di dissidenti.
A metà degli anni Ottanta iniziò la stagione della condiscendenza occidentale verso la teocrazia, con Ronald Reagan alla Casa Bianca, che sfociò nello scandalo Irangate. La linea dell’appeasement proseguì con Bill Clinton e raggiunse il suo apice con Barack Obama, proprio mentre il regime estendeva la sua nefasta influenza in tutto il Medio Oriente. L’invasione americana dell’Iraq nel 2003 fu un “capolavoro” strategico: scatenando l’appetito del mostro, diede al “drago iraniano” la possibilità di “salire in macchina a Teheran e scendere al confine di Israele!” Dopo decenni, quando si è palesato il fallimento della politica di appeasement, si è passato alla guerra all’Iran. Due facce della stessa medaglia.
Viviamo in una società postmoderna, dove si proclama la fine delle ideologie. Eppure, esiste un’ideologia potente, dominante: diffusa, penetrante, capace di parlare alla pancia dei consumatori. È un’ideologia che raccoglie le tendenze delle persone – già orientate da un mare di applicazioni e da un oceano di notizie “giuste” – le rielabora e le restituisce come verità condivisa. Così viene formato un pensare sulla guerra.
In questo contesto, sulla drammatica guerra che attraversa la terra dell’Iran, non solo i cittadini, ma neppure molti politici, sembrano in grado di costruirsi un’idea autonoma e di distaccarsi dallo stereotipo. Si limitano a ripetere parole di circostanza, mentre la realtà, complessa e dolorosa, continua a........
