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Lena Sadovski, l’accademica degli archivi sulla Dalmazia

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08.05.2026

Lena Sadovski è una ricercatrice accademica con un curriculum carico di titoli, eppure la sua figura giovanile, l’aspetto slanciato da studiosa dinamica, suggerisce l’idea di un personaggio alla Dan Brown, lo statunitense autore di best seller sui mistery storici. Non se ne avrà Lena, austriaca che parla almeno cinque lingue, per il paragone, ma si vuole esaltare il lato particolare della sua attività universitaria. Lena e gli archivi di Vienna, di Venezia, della Dalmazia, di Roma e quella miniera che sono gli archivi dello Stato Vaticano. Se le opere della Sadovski hanno uno speciale pregio, come ha sottolineato una storica di rango quale la professoressa Rita Tolomeo, ordinaria emerita di Storia dell’Europa Orientale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma specialista nella storia dei Balcani nei rapporti tra Santa Sede, mondo balcanico e Russia, sta proprio nella caparbietà con cui la ricercatrice ha lavorato con documenti inediti e rari.

Ci scherziamo su sulla discesa suggestiva tra faldoni antichi e pagine vergate a mano, ma Lena Sadovski è serissima quando parla dello straordinario fascino e valore degli atti notarili, delle pagine delle piccole e grandi controversie, dalla microstoria alla macrostoria, di fatti e persone dal 1479 al 1525 di quel tratto antico e significativo fino alla Seconda Guerra mondiale che è stata la Dalmazia. Una porzione di terra e di mare sulla costa orientale dell’Adriatico, che si trova nella parte meridionale della Croazia e occupa quella costa che va da Zara e Dubrovnik (Ragusa) con 6 mila chilometri di coste e un doppio cordone di isole. Ma l’antica Dalmazia era un territorio più vasto risalente ai tempi dei Romani (156 a.C.), dopo che le tribù che l’avevano fondata si erano rese autonome da Genzio, re degli Illiri. Una storia lunga e articolata che giunge al periodo della ricerca della Sadovski, quando le città-stato persa l’influenza di Bisanzio dovettero rivolgersi verso Venezia e verso l’Ungheria.

Le due opere sono preziosi scrigni di dati, tabelle e statistiche, “ma anche un racconto narrativo godibile e vivace”, come fa notare la professoressa Donatella Schürzel, presidente dell’Associazione........

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