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Lo Stretto prende il largo

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12.06.2026

Lo sapevamo. Lo abbiamo annusato nell’aria. Ce lo aspettavamo che, a un certo punto dell’infinita partita che si gioca sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, la magistratura sarebbe entrata a gamba tesa per fermare la corsa di Matteo Salvini a posare la prima pietra dell’ottava meraviglia del mondo (almeno nelle intenzioni dei progettisti).

Eccola allora, puntuale come un orologio svizzero, l’inchiesta per una non chiarissima corruzione che due personaggi locali di secondo piano avrebbero tentato allo scopo di facilitare il nulla osta alla realizzazione dell’opera da parte della Corte dei Conti. Secondo l’accusa il corrotto sarebbe l’ex magistrato della Corte dei Conti Tommaso Miele, che negli intendimenti dei due presunti corruttori – Giacomo Saccomanno, ex consigliere della società Stretto di Messina ed ex commissario della Lega in Calabria, e Vincenzo Virgilio, imprenditore reggino – avrebbe dovuto agire all’interno dell’organo giurisdizionale per assicurare parere favorevole alla delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) di autorizzazione alla realizzazione del progetto del Ponte. Sarebbe da ridere se non fosse da piangere perché, visto com’è finita la vicenda con la Corte dei Conti schierata con il “no”, non è che i tre avessero fatto un lavoro encomiabile dal punto di vista criminale.

Ma, come sempre in queste occasioni, la sostanza dell’indagine importa poco. Ciò che interessa è il clamore mediatico che la notizia dell’inchiesta ha suscitato. E, soprattutto, conta il fatto che sia servita da innesco all’immediata reazione della sinistra, la quale ha immediatamente chiesto al Governo di fermare tutto, di bloccare l’iter dell’opera.

Siamo alle solite. Possibile che in questo Paese ogni qualvolta si provi a realizzare un’infrastruttura nell’interesse degli italiani vi sia un’onda contraria che vi si oppone con ogni mezzo? Ma cosa ci trovano di tanto bello e appagante, questi sinistri sopravvissuti al luddismo, nel mantenere uno status quo che non è il migliore dei mondi possibili e neppure quello mediamente desiderabile? Chi è di provata fede conservatrice con pulsioni reazionarie (a noi la Rivoluzione francese non è mai andata giù) dovrebbe gioire per il manifestarsi di una tale resistenza coriacea all’innovazione. Ma non lo fa, perché........

© L'Opinione delle Libertà