Il 7 ottobre? La giornata mondiale del “sì, però”
Anche questo 7 ottobre è passato. È stato il terzo da quando i “bravi ragazzi” di Hamas diedero luogo al più feroce ed esteso pogrom antiebraico dalla fine delle Seconda guerra mondiale. Milleduecento persone barbaramente trucidate. I rapiti: 251. Le vittime civili: 828. Vorremmo citarle tutte, una ad una, per tenerle con noi, per trattenere il ricordo dei loro volti felici, sereni, fino a un momento prima che le porte dell’inferno si aprissero e un esercito di diavoli venisse fuori a recare morte e distruzione in un angolo del Sud di Israele. Ma non è fattibile. Eppure, nella nostra mente ci sono. Sono tutte lì, esercito silente al quale non resta altro che il compito, da morti, di testimoniare.
Come testimoni muti ma urlanti alla Storia furono, e sono, i loro nonni e bisnonni evaporati nei campi di sterminio ai tempi dell’autoproclamata razza padrona degli “herrenmensch” nazisti: Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Belzec, Sobibór, Chelmno, Majdanek, Bergen-Belsen, Dachau, Buchenwald, Mauthausen-Gusen, Ravensbrück, Sachsenhausen, Stutthof. Non dovremmo aver dimenticato alcun sito della geografia della morte. Luoghi di sangue, di dolore e di memoria.
Prima che gli inferi sputassero alla luce le loro luride canaglie, il 7 di ottobre 2023, in quello spicchio assolato di Israele, dalle parti del kibbutz Re’im, si danzava. Era il Supernova Sukkot Gathering. Tanti giovani, accorsi per ascoltare musica elettronica nel segno della pace e dell’amore. Un solo tragico, imperdonabile errore: non si può essere normalmente umani a 5 chilometri di distanza dal confine dell’odio permanente antiebraico, da Gaza.
Il massacro è stato ricordato ieri l’altro dalle migliori penne del giornalismo di destra. Parole commoventi, giuste, spese con onestà, umanità, senso di giustizia, da chi non fa della demagogia e del pregiudizio ideologico la misura di tutte le cose. È stata bellissima la pagina del nostro giornale per la celebrazione del 7 ottobre, arricchita degli articoli dei suoi più prestigiosi collaboratori. A tutti loro, a Lorenzo, a Francesco, a Paolo, a Dimitri, a Gustavo, a Elvira, a Claudia, a Roberto, diciamo: grazie!
Ma con altrettanta franchezza, da guastafeste in servizio........
