Askatasuna: il male alle origini
Per commentare i fatti di Torino dello scorso fine settimana; della città messa a ferro e fuoco dagli antagonisti sociali; del pestaggio brutale di un poliziotto, serve tempo. Occorre che le pulsioni emotive si plachino, che la nebbia delle reazioni istintive si diradi; che le parole che zampillano dal cuore, i discorsi nobili dettati dal sentimento, lascino spazio ai ragionamenti “freddi”, se possibile glaciali. L’obiettivo non deve essere di riscrivere il libro Cuore ma di restituire all’opinione pubblica l’esatto perimetro del mondo che abitiamo con le sue dinamiche contorte, talvolta incomprensibili, proprie di una società complessa del nostro tempo storico. Partiamo da una prima considerazione: la violenza sistemica di un movimento politico eversivo (l’area anarco-insurrezionalista degli antagonisti sociali) che punta allo scontro con le forze dell’ordine in quanto simbolo e strumento funzionale al potere repressivo dello Stato (asserito tale dagli antagonisti) reca un indubbio fattore di chiarezza circa il posizionamento delle forze partitiche presenti sulla scena democratica.
Nella radicalizzazione della lotta fino allo scontro armato con il “nemico” i campi della politica sono costretti, loro malgrado, a demarcarsi con assoluta nettezza eliminando ogni ambiguità ideologica e culturale e, soprattutto, ogni disinvolta fluidità nel praticare quel confine altrimenti invalicabile. Askatasuna, la violenza totale, organizzata, militarizzata dei suoi appartenenti spazza via ogni forma di “però”, polverizza ogni residua traccia di “ma anchismo” che per troppi anni ha permesso a una classe politica e intellettuale elusiva sull’effettiva visione di società da costruire di stare con un piede in due staffe, di giocare su due sponde secondo convenienza. La violenza brutale degli antagonisti pone tutti, senza eccezione, nella condizione di dover scegliere da che parte schierarsi: dalla parte dello Stato o da quella dei suoi aggressori? Dopo Torino a nessuno sarà consentito di saltabeccare un po’ di qua e un po’ di là.
È evidente che se ci domandassimo, sulle orme di John Donne, per chi suoni questa campana, la risposta immediata sarebbe per la sinistra progressista o più propriamente per quell’aggregato sociale tratteggiato con caravaggesca perfezione di dettaglio dalla........
