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A Hormuz si mette male

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06.05.2026

A volte, le situazioni si ripetono. La Storia si ripete. E non è detto che sia un bene. Repetita (non semper) iuvant. Ciò che sta accadendo nel Golfo Persico comincia a spaventarci. Non che fino a ieri la crisi tra Iran e Usa non fosse una cosa seria. Tutt’altro. È sempre stata roba serissima. Tuttavia, nelle ultime ore lo scenario ha assunto un’accelerazione che potrebbe portarci dritti all’irreparabile. Ma andiamo con ordine. Teheran, per difendersi dalla schiacciante superiorità bellica statunitense, ha giocato l’arma del ricatto: la chiusura dello stretto di Hormuz. La filosofia che sostiene una tale scelta strategica è elementare, rozza, belluina, primitiva: niente per noi, niente per nessuno. Siamo al trionfo dell’homo homini lupus. Dialogo, diritto, civiltà, diplomazia, diventano parole prive di senso nella grammatica del regime degli ayatollah e dei pasdaran. Donald Trump risponde alla sua maniera che è: a brigante, brigante e mezzo. Gli iraniani chiudono Hormuz ai traffici mondiali? E noi americani chiudiamo Hormuz ai traffici iraniani. Una mossa tattica importante per strangolare economicamente il regime di Teheran che, però, necessita di tempi lunghi per produrre effetti apprezzabili. Tempo che l’America di Trump non ha. E non lo ha l’Occidente, che paga a caro prezzo le conseguenze di un conflitto subìto, certamente non voluto e sul quale non ha avuto alcun diritto di parola e seppure l’avesse avuto avrebbe balbettato. Tempo che non hanno le dinastie sunnite del Golfo, la cui grande capacità nell’esportazione degli idrocarburi su scala globale è stata pesantemente messa in crisi proprio dalla chiusura dello stretto di Hormuz.

Poi, c’è la questione delle navi attualmente bloccate nel Golfo che, in prospettiva, rappresenta una vera e propria bomba a orologeria nella fase di surriscaldamento dei rapporti tra le parti in conflitto. La cronaca, riferendo i dati di MarineTraffic, racconta di 805 navi bloccate nelle prossimità dello stretto di Hormuz. Inoltre, sarebbero almeno un centinaio le unità non conteggiate, perché non trasmettono o trasmettono in modo intermittente il segnale Ais, il sistema di identificazione automatica. Per la International maritime organization (Imo), i marittimi bloccati in quelle acque sono circa 20mila. A questo punto, Trump gioca l’asso: Project Freedom.........

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