Il sogno dell’Eurorussia e l’incubo della grande impotenza
Nell’editoriale apparso su Il Corriere della Sera il 23 gennaio 2026, Massimo Nava sviluppa una riflessione sui rapporti transatlantici che, pur muovendo da osservazioni condivisibili, approda a conclusioni meritevoli di un supplemento d’indagine. La tesi centrale è che Donald Trump, con la sua retorica degli interessi nazionali depurata di ogni orpello valoriale, non avrebbe fatto altro che rendere esplicita una strategia da sempre perseguita dai suoi predecessori sotto il velo della narrazione democratica. L’Europa, ridotta nella visione trumpiana a mercato di consumatori e insieme di popoli vassalli cui imporre dazi e riarmo a beneficio dell’industria americana, troverebbe nella Francia il possibile vettore di un riscatto continentale. Nava rammenta come Parigi sia l’unica grande potenza europea a non aver mai combattuto una guerra contro gli Stati Uniti, e anzi fu alleata decisiva nella guerra d’indipendenza americana; rievoca il precedente gollista dell’uscita dal comando integrato Nato in nome dell’autonomia strategica; richiama infine il celebre discorso di Dominique de Villepin alle Nazioni Unite contro l’intervento in Iraq.
Di particolare interesse è il passaggio in cui l’editorialista ricorda come de Gaulle coltivasse “un’idea di Europa dall’Atlantico agli Urali, essendo convinto dell’anima europea dei russi”, visione “vagamente ripresa da Jacques Chirac e Silvio Berlusconi e cancellata dalla guerra in Ucraina”. Francia e Gran Bretagna, forti dei rispettivi arsenali nucleari e dei seggi permanenti al Consiglio di Sicurezza, disporrebbero dunque delle carte necessarie a far pesare la voce del Vecchio Continente in un’epoca nella quale Russia, Stati Uniti e Cina vorrebbero condannarlo alla marginalità.
L’analisi di Nava coglie un elemento che l’opinione pubblica tende sovente a trascurare, ossia la persistente attrazione gravitazionale tra massa continentale europea e profondità........© L'Opinione delle Libertà
