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Luciano Massari e la materia che si trasforma

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Oggi incontriamo un artista che ha fatto della materia non soltanto una tecnica, ma un vero e proprio linguaggio. Luciano Massari, scultore nato a Carrara, porta nel suo lavoro il rapporto profondo con il marmo, con una terra che da secoli è sinonimo di arte, tradizione e grandi maestri.

Ma nelle sue opere il marmo cambia natura: diventa leggero, sottile, attraversato dalla luce, quasi sospeso tra materia e immateriale. È un dialogo continuo tra la forza della pietra e la sensibilità dell’artista, tra memoria e contemporaneità.

Con Luciano Massari parleremo di arte, bellezza, memoria e innovazione, ma soprattutto di quella sfida affascinante che accompagna ogni artista: trasformare la materia in una visione e lasciare, attraverso un’opera, una traccia destinata a durare nel tempo.

La sua storia artistica è profondamente legata alla scultura e alla materia. Quando ha capito che la pietra non sarebbe stata soltanto uno strumento, ma un vero e proprio linguaggio attraverso cui raccontare la sua visione del mondo?

Credo di averlo capito molto presto, anche se da ragazzo non avrei saputo dirlo con queste parole. Sono nato a Carrara e per me il marmo non è semplicemente un materiale, è qualcosa con cui cresci, impari a guardarlo nelle montagne che sovrastano la città, nelle cave, nel lavoro delle persone, nei laboratori, nella polvere. Fa parte del nostro paesaggio e, in qualche modo, anche del carattere di chi vive qui.

All’inizio, naturalmente, per me era soprattutto materia da conoscere, da imparare a lavorare, poi, andando avanti, ho capito che non mi interessava soltanto l’aspetto tecnico che si affronta nel dare una forma a un pezzo di marmo. Mi interessava capire che cosa potevo raccontare attraverso di esso.

La pietra custodisce un elemento straordinario: il tempo. Non quello che appartiene alla dimensione umana, ma a quello della terra, dei primordi, delle origini più lontane. Quando lavori un pezzo di marmo e stai toccando qualcosa che si è formato milioni di anni fa hai una grandissima responsabilità perché compi un atto che, se ci pensi, mette in discussione le nostre certezze.

Come viene percepito il marmo se non come materia solida, pesante, inamovibile, monumentale? Io cerco di renderlo leggero, sottile, quasi fragile, cerco di scioglierlo, di farlo galleggiare, di fagli avere un movimento autonomo, di trasformarlo con la luce, ed è in questa contraddizione che sento nascere davvero il........

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