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CEIS San Crispino: 45 anni di accoglienza, recupero e speranza

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45 anni di storie, fragilità, cadute e rinascite. Il CEIS San Crispino di Viterbo nasce negli anni Ottanta, quando la tossicodipendenza diventa una delle grandi emergenze sociali del Paese. Da allora il mondo delle dipendenze è profondamente cambiato, ma è rimasta una convinzione: nessuno deve essere considerato perduto per sempre.

A raccontare questa lunga storia sono Don Alberto Canuzzi, fondatore della comunità, e Don Vittore, che dal primo settembre ne ha assunto la presidenza. Due generazioni, un unico filo conduttore: la persona al centro e la possibilità di ricominciare.

Don Alberto, sono oltre quarant’anni che dedica la sua vita alle persone in difficoltà. Come nasce la scelta di mettere l’accoglienza e il servizio agli ultimi al centro della sua missione?

Eravamo negli anni Ottanta e a Viterbo, come in tutta Italia e nel mondo, il fenomeno della droga era esploso. Era anche una conseguenza dei grandi cambiamenti sociali degli anni Sessanta e Settanta. Il vescovo si rese conto che c’era qualcosa che non funzionava e mi mandò a Roma da Don Mario Picchi, che stava iniziando il Progetto Uomo. Sono rimasto tre anni a formarmi.

Una frase di Don Mario mi è rimasta impressa: “La struttura dà sicurezza”. Mi fece capire che non bastava la buona volontà: serviva una comunità, una struttura capace di accompagnare concretamente le persone.

Come nacque concretamente il CEIS San Crispino?

La prima cosa che ho fatto è stata cercare dei collaboratori, perché da soli non si fa niente. Eravamo in tre: un sindacalista comunista deluso dal sindacato, un ragazzo che aveva avuto un’esperienza con la droga e un’assistente sociale. Abbiamo visitato diverse comunità in Italia e poi abbiamo scelto il modello del Progetto Uomo, che aveva un programma ben definito e soprattutto una scuola di formazione per gli operatori.

Per me fu fondamentale anche il tirocinio. È........

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